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	<title>francescamontomoli.com &#187; Un&#8217;opinione su&#8230;</title>
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	<description>Il sito di una scrittrice</description>
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		<title>28 novembre 2016. Parlando di F1&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Nov 2016 08:23:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E dunque la stagione è finita. Per quanto mi riguarda posso aggiungere &#8220;finalmente&#8221;, anche se l&#8217;ho seguita. La seguo sempre. Ogni volta mi dico &#8220;per quel che vale, ormai&#8221; ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><a href="http://www.francescamontomoli.com/wp-content/uploads/2016/11/bandiera-a-scacchi1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1847" title="bandiera a scacchi" src="http://www.francescamontomoli.com/wp-content/uploads/2016/11/bandiera-a-scacchi1-300x180.jpg" alt="" width="300" height="180" /></a>E dunque la stagione è finita.<br />
</span><span style="font-size: small;">Per quanto mi riguarda posso aggiungere &#8220;finalmente&#8221;, anche se l&#8217;ho seguita. La seguo sempre. Ogni volta mi dico &#8220;per quel che vale, ormai&#8221; ma poi&#8230; il bisogno è più forte della ragione. </span><span style="font-size: small;">È finita e non mi è piaciuta quasi mai, questa &#8220;via crucis sportiva&#8221; fatta di aspettative disattese, di necessità insoddisfatte, di speranze tradite, di emozioni surrogate, e tutto questo a prescindere dalla Ferrari e dalle sue pene. Sì, perché se anche toccasse alla mia squadra vincere un ciclo così, a mani basse, per superiorità manifesta, con gli avversari obbligati a difendersi con una mano legata dietro la schiena (perché i vincoli allo sviluppo ecc. ecc. questo sono, in fondo) non mi piacerebbe comunque. La soddisfazione della vittoria sarebbe irreparabilmente sciupata da un <span id="more-1844"></span>retrogusto amaro, un sentore pungente di guasto, difficile da coprire. Questa &#8220;modalità&#8221; fa male a tutti, anche ai vincitori, perché mortifica il loro talento, sia che abbiano l&#8217;astronave (perché a queste condizioni il mezzo può più del pilota) sia che non ce l&#8217;abbiano (perché anche un ottimo pilota fatica a cavar sangue da una rapa e se anche ci riesce quel che ottiene resta pur sempre sangue di rapa).<br />
Speriamo nel 2017?<br />
Mi dico che forse non voglio guardarla, la prossima stagione, ma so già che lo farò, anche se non mi aspetto molto: l&#8217;impianto è sbagliato, l&#8217;edificio è minato alle fondamenta e senza una ristrutturazione seria non può offrire granché. Non si può andare avanti aggiungendo puntelli a puntelli, è un dato di fatto, perciò mi auguro che qualcuno, meglio prima che poi, trovi il coraggio di cancellare la lavagna e riscrivere il tema.<br />
</span><span style="font-size: small;">Vorrei poter concludere dicendo &#8220;Ad maiora&#8221; ma credo che suonerebbe un po&#8217; troppo sarcastico perciò mi limito a un &#8221;ci vediamo alla prossima, amiche mie rombanti&#8221;&#8230;. nemmeno più così tanto&#8230; ahimè!</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Ritratto di un preziosissimo amore indecente &#8211; di Federica Gnomo Twins (Triskell Ed.)</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Jul 2016 14:36:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vienna, inizio Novecento&#8230; La percezione del fluire del tempo è frutto del nostro pensiero, abbiamo deciso noi ogni scansione scegliendo il parametro di base e costruendoci attorno un complesso sistema [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000; font-family: Calibri; font-size: medium;"><a href="http://www.francescamontomoli.com/wp-content/uploads/2016/07/FedeGnomo.png"><img class="alignleft size-full wp-image-1795" title="FedeGnomo" src="http://www.francescamontomoli.com/wp-content/uploads/2016/07/FedeGnomo.png" alt="" width="200" height="300" /></a>Vienna, inizio Novecento&#8230; </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000; font-family: Calibri; font-size: medium;">La percezione del fluire del tempo è frutto del nostro pensiero, abbiamo deciso noi ogni scansione scegliendo il parametro di base e costruendoci attorno un complesso sistema di istanti, anni, secoli, ere, per soddisfare il nostro bisogno di punti di riferimento. E il tempo, che lo sa, ci compiace regalando a ogni passaggio cruciale il dolente sentore della marcescenza e della rinascita. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000; font-family: Calibri; font-size: medium;">Inizio Novecento,  ancora non si spegne l’eco del secolo appena concluso che insistente avvolge, ispira, fomenta, soffoca e sorregge le nuove voci che non si accontentano di entrare nel coro dell’arte ma vogliono segnarlo ed emergere. È in questo crogiuolo che Federica Gnomo (al secolo Alessandra Gaggioli) colloca il suo protagonista, un pittore, ed è alla viva voce di quest’anima d’artista che affida il compito di consegnarci la sua storia, il “</span><em><span style="color: #000000; font-family: Calibri; font-size: medium;">ritratto di un preziosissimo amore indecente</span></em><span style="color: #000000; font-family: Calibri; font-size: medium;">”.  </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000; font-family: Calibri; font-size: medium;">Nell’anima di ogni grande artista l’estasi e il tormento, che sempre tendono alla compenetrazione, si fondono in un’unica essenza  fino a permearne l’intera esistenza, quasi traslandola in una dimensione parallela che travalica e distorce la percezione di ogni aspetto del  mondo reale: <span id="more-1794"></span>urgenza, impellenza di abbattere gli angusti limiti in cui si sente confinata. Thomas, durante la propria disperata ricerca della perfezione artistica, si imbatte nella potenza di un sentimento che mai aveva immaginato come suo e ce lo confida con impeto e trasporto. Tutto gronda colore in questa storia, gli ambienti, il tessuto sociale e cittadino, il pregiudizio, l’amore e l’arte, e Federica ha il grande merito di aver tradotto in parole tutto questo colore trasformando il suo romanzo in un unico, incisivo, fluido e drammatico gesto pittorico. </span></p>
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		<title>Ricardo y Carolina – Storia di una donna e di un ideale</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Feb 2016 10:01:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Siamo in tanti a considerare i libri molto più che un oggetto di modeste dimensioni ma grande peso. Veicoli, specchi, portavoce, istigatori, maestri. I libri sono davvero uno strumento duttile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000; font-family: Calibri; font-size: medium;"><a href="http://www.francescamontomoli.com/wp-content/uploads/2016/02/11223747_1651855748389143_1013576888175510763_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1769" title="Ricardo y Carolina - Laura Costantini e Loredana Falcone - goWare Ed." src="http://www.francescamontomoli.com/wp-content/uploads/2016/02/11223747_1651855748389143_1013576888175510763_n-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>Siamo in tanti a considerare i libri molto più che un oggetto di modeste dimensioni ma grande peso. Veicoli, specchi, portavoce, istigatori, maestri. I libri sono davvero uno strumento duttile e prezioso, direi insostituibile. Ma per molti fra noi è ancora di più: il libro è un amico, un fedele compagno di vita, quello che anche quando ti delude non lo fa invano. Quello che ti ha preso per mano durante un’infanzia esuberante e curiosa, che ha consolato le lacrime di un’adolescenza difficile e tormentata, soddisfatto la sete divoratrice di conoscenza. Il libro. Non più un oggetto ma un essere animato, provvisto cioè di quell’anima multiforme e libera di spaziare per te ovunque tu non potresti. Ma anche un aiuto, un abbraccio in cui rifugiarsi nei momenti difficili o solitari. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000; font-family: Calibri; font-size: medium;">È in uno di questi momenti che ho letto </span><strong><em><span style="color: #000000; font-family: Calibri; font-size: medium;">Ricardo y Carolina</span></em></strong><span style="color: #000000; font-family: Calibri; font-size: medium;"> <span style="font-family: Calibri;">(goWare Ed.) </span>di Laura Costantini e Loredana Falcone, due persone che reputo speciali e che mi rammarico di non poter frequentare nel quotidiano, l’ho preso in mano in un momento in cui l’anima era nuda, fragile, particolarmente esigente e recettiva. E non l’ho letto, l’ho vissuto.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000; font-family: Calibri; font-size: medium;">L’ho vissuto ed è quello che consiglio di fare a ognuno, lasciarsi spogliare dei propri panni per entrare in quelli di Carolina, abbandonarsi alla sua voglia di essere protagonista del proprio destino senza risparmiarsi, alla sua capacità di combattere, di essere anche dura, all’occorrenza, senza rinunciare a <span id="more-1768"></span>una briciola della propria femminilità.  E tutto questo in un’epoca in cui alle donne era riservato, nella migliore delle ipotesi, un ruolo da comprimarie. Sempre e comunque all’ombra di un uomo, che fosse il padre, il fratello, il marito, l’istitutore o persino il promesso sposo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000; font-family: Calibri; font-size: medium;">C’è chi ha obbiettato che la figura di Carolina è troppo moderna, antesignana, fuori dal tessuto storico, per altro tratteggiato con l’accuratezza che contraddistingue Laura e Loredana da sempre. Fuori dal suo tempo, dunque, e pertanto poco credibile ma non è vero.<br />
</span><span style="color: #000000; font-family: Calibri; font-size: medium;">La storia, e lo sappiamo bene, da Ipazia in poi (ma anche prima) conserva traccia di donne “fuori dal tempo”, fari che hanno brillato, combattuto e pagato il proprio diritto di essere, di vivere pienamente, di conoscere e contribuire alla conoscenza, donne che non si sono accontentate, che sono uscite allo scoperto. E possiamo solo immaginare quante tracce siano andate perdute per incuria o peggio. Carolina è una di quelle donne, una donna vera al cento per cento e il suo essere frutto della fantasia delle autrici è solo un dettaglio trascurabile.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000; font-family: Calibri; font-size: medium;">Detto questo sarebbe un errore cedere alla facile tentazione di etichettare questo romanzo e confinarlo in un genere, perché </span><strong><em><span style="color: #000000; font-family: Calibri; font-size: medium;">Ricardo y  Carolina</span></em></strong><span style="color: #000000; font-family: Calibri; font-size: medium;"> è una storia ricca di sfaccettature che sfugge alle classificazioni.<br />
</span><span style="color: #000000; font-family: Calibri; font-size: medium;">Il rosa della copertina, per esempio, che allude al romanticismo di una storia d’amore, potrebbe a questo punto sembrare provocatorio e non lo è perché Carolina ama, ama con la passione e il trasporto che mette in tutte le “faccende” della propria vita.<br />
L’ambientazione ottocentesca, poi, non è solo un pretesto o un filone in cui inserirsi, l’epoca è rappresentata compiutamente nei dettagli e nelle consuetudini e fa emergere un affresco storico a tinte vivaci e pennellate decise, pregevole e non omologato.<br />
Per questo e molto altro, vi assicuro</span><em><span style="color: #000000; font-family: Calibri; font-size: medium;">, </span><strong><span style="color: #000000; font-family: Calibri; font-size: medium;">Ricardo y Carolina</span></strong></em><span style="color: #000000; font-family: Calibri; font-size: medium;"> è un libro in grado di soddisfare le aspettative dei palati più fini e di un pubblico vasto ed eterogeneo che gli darà senza dubbio il risalto e il seguito che merita.</span></p>
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		<title>Gente che va, gente che viene</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Mar 2015 08:36:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Formula 1 &#8211; Secondo appuntamento della  stagione 2015. Rientra Alonso, per un pelo (ma ancora resiste un larvato filo di incertezza) non restava a casa Bottas e senza &#8220;peli&#8221; resta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Calibri;"><span style="color: #000000; font-size: medium;"><a href="http://www.francescamontomoli.com/wp-content/uploads/2015/03/foto-1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1611" title="foto 1" src="http://www.francescamontomoli.com/wp-content/uploads/2015/03/foto-1-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Formula 1 &#8211; Secondo appuntamento della</span><span style="color: #000000; font-size: medium;">  </span><span style="color: #000000; font-size: medium;">stagione 2015. </span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000; font-family: Calibri; font-size: medium;">Rientra Alonso, per un pelo (ma ancora resiste un larvato filo di incertezza) non restava a casa Bottas e senza &#8220;peli&#8221; resta fuori la Germania. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Calibri;"><span style="color: #000000; font-size: medium;">A prescindere dall&#8217;amore o disamore per le specifiche teutoniche la cosa mi intristisce e mi preoccupa per il futuro. Già. Di certo non mi scandalizza perché le logiche che ovunque imperano non potevano certo risparmiare un mondo</span><span style="color: #000000; font-size: medium;">  </span><span style="color: #000000; font-size: medium;">che per ragioni oggettive non può prescindere dal denaro, né mi stupisce dopo aver </span><em><span style="color: #000000; font-size: medium;">obtorto collo</span></em><span style="color: #000000; font-size: medium;"> digerito tutti gli </span><em><span style="color: #000000; font-size: medium;">emendamenti </span></em><span style="color: #000000; font-size: medium;">(voglio chiamarli</span><span style="color: #000000; font-size: medium;">  </span><span style="color: #000000; font-size: medium;">così) </span><span style="color: #000000; font-size: medium;">partoriti dalle menti che regolano il <em>Circus</em>, solo aumenta quel senso di smarrimento che mi prende sempre più al pensiero di uno sport che ho iniziato ad amare troppi anni fa, attratta da un alone leggendario, quasi fiabesco dissoltosi passo</span><span style="color: #000000; font-size: medium;">  </span><span style="color: #000000; font-size: medium;">dopo passo sotto l’incalzare del progresso e della sovraesposizione mediatica. </span><span style="color: #000000; font-size: medium;"> </span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Calibri;"><span style="color: #000000; font-size: medium;">Sotto accusa non voglio mettere nessuno, forse ogni risposta</span><span style="color: #000000; font-size: medium;">  </span><span style="color: #000000; font-size: medium;">è da cercare solo nell’ordine naturale delle cose che nascono, crescono e corrotte dal tempo lentamente muoiono, lasciando impronte che il vento inevitabilmente dissolverà. Non importa quanto siano profonde, non importa quanto amore o quanto dolore portino con sé. Tutto cambia, anche l’essenza del ricordo che è diversa per ognuno, quando rappresenta frammento di vita o documento, quando è “pelle” o immagine. Tutto si dissolve per lasciare spazio ad altro e poter continuare. Panta rei.  O molto più  prosaicamente <em>g</em></span></span><em><span style="font-family: Calibri;"><span style="color: #000000; font-size: medium;">ente che va, gente che viene. </span><span style="color: #000000; font-size: medium;"> </span></span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000; font-family: Calibri; font-size: medium;">(fm) 23 marzo 2015</span></p>
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		<title>#ringraziaunadonna</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Mar 2015 17:28:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ #‎ringraziaunadonna‬ che è stata importante nella tua vita.  Bella quest&#8217;iniziativa sottolineata da Laura Costantini (che rappresenta molto per me) e rilanciata da altre amiche, bella, più di tanti fiori e nient&#8217;affatto retorica. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.francescamontomoli.com/wp-content/uploads/2015/03/DSCF4345.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1598" style="margin-top: 3px; margin-bottom: 3px;" title="DSCF4345" src="http://www.francescamontomoli.com/wp-content/uploads/2015/03/DSCF4345-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p><span style="font-size: medium;"> <a style="text-align: justify;" href="https://www.facebook.com/hashtag/ringraziaunadonna?source=feed_text&amp;story_id=10203799584657600" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;,&quot;type&quot;:104}">#‎ringraziaunadonna‬</a><span style="text-align: justify;"> che è stata importante nella tua vita. </span></span></p>
<p style="text-align: justify;">Bella quest&#8217;iniziativa sottolineata da Laura Costantini (che rappresenta molto per me) e rilanciata da altre amiche, bella, più di tanti fiori e nient&#8217;affatto retorica.</p>
<p style="text-align: justify;">GRAZIE Mamma, e non è scontato, grazie per tutto quello che mi hai insegnato e grazie per non esserti mai nascosta perché è dall&#8217;offerta della propria imperfezione che si possono trarre gli insegnamenti migliori.</p>
<p style="text-align: justify;">GRAZIE alle mie nonne e in particolare alla nonna che ho perso quando ero piccola, perché nel tanto che ha lasciato dietro di sé ancora oggi posso trovare risposte incredibilmente attuali e tanta parte di me.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-1597"></span>Sono molte le donne che sono o sono state presenze significative nella mia vita e ognuna rappresenta, nel bene o nel male, un tassello insostituibile del puzzle che oggi mi compone.</p>
<p style="text-align: justify;">GRAZIE ad Agnese, alla mia Prof di Italiano Signora Strumia, alla mia maestra di prima elementare, a una minuscola e anziana suora dell&#8217;Oratorio di Don Bosco della quale non ricordo più il nome ma che posso senza difficoltà vedere, seduta su un panchetto impagliato con la scatola delle caramelline di zucchero appoggiata sulle ginocchia.<br />
GRAZIE alle amiche d&#8217;infanzia (come Maura. Tiziana, Rita, Lorenza, Betty, per citarne solo alcune), a quelle che mi hanno voluto bene e anche a quelle che mi hanno fatto piangere spesso.<br />
GRAZIE alle amiche che incontro ogni giorno camminando per strada e a quelle che incontro su facebook in virtù di un singolare rapporto di &#8220;sorellanza&#8221; che si è creato come una piccola magia superando differenze, lontananze, gusti e abitudini.<br />
Come Laura, già citata, o Annamaria, Beatrice, Luciana, Lucia, Amneris, Susan, Federica, Rita, Anna Rita, Olimpia, Maria Grazia, Franci&#8230;.<br />
e tutte le altre che non se la prenderanno se non le cito una per una, tanto lo sanno di essere nel mio cuore.<br />
Grazie di essere le donne che siete e di far parte della mia vita.</p>
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		<title>25 maggio 2014 GP di Monaco (della serie rido per  non piangere) (fm)</title>
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		<pubDate>Mon, 26 May 2014 08:57:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Montecarlo 2014]]></category>

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		<description><![CDATA[Alla fine mi è piaciuto questo Montecarlo 2014, anche se &#8220;piaciuto&#8221; in realtà resta una parola arrotondata per eccesso.   Così, in un pomeriggio solatio con qualche riserva, abbiamo avuto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.francescamontomoli.com/wp-content/uploads/2014/05/DSCF4158.jpg"><img class="alignleft  wp-image-1404" style="margin: 3px;" title="DSCF4158" src="http://www.francescamontomoli.com/wp-content/uploads/2014/05/DSCF4158-300x225.jpg" alt="" width="243" height="183" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Alla fine mi è piaciuto questo Montecarlo 2014, anche se &#8220;piaciuto&#8221; in realtà resta una parola arrotondata per eccesso.  </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> Così, in un pomeriggio solatio con qualche riserva, abbiamo avuto brividi monegaschi da spazi risicati e troppa irruenza serviti con contorno di scaramucce che, almeno nelle intenzioni dei protagonisti, tentavano di rievocare gli antichi fasti.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Una corsa in cui i piccoli team e i giovani appena arrivati hanno giocato d’azzardo sfruttando un palcoscenico capace di nobilitare il gesto singolo, quand’anche sfortunato o inconcludente, e regalare quel pizzico di visibilità che fa curriculum e forse, magari, chissà, attira pure qualche sponsor (che male non fa).</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span id="more-1403"></span>Una gara caratterizzata da bocconi amari, amarissimi, dispensati in modo &#8220;democraticamente&#8221; trasversale, nonché dal dubbio che in Renault non conoscano  l&#8217;esatto significato di &#8220;passo avanti&#8221; (moria di power units da demolition derbie) esattamente come, e qui piango lacrime di sangue, in Ferrari. Ferrari che spero vivamente non voglia fare del mal comune un mezzo gaudio, perché certe consolazioni non ci possono né debbono bastare.  </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> Una gara che in Mercedes sancisce, se mai ci fossero stati ancora dubbi, la fine di un idillio millantato così bene che quasi ci avevamo creduto.  </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> In estrema sintesi e con leggerezza, per sorridere un poco con il gioco degli “ovvero” e un filino di sarcasmo all’occorrenza…</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">NIKO <em>ovvero</em> quando gli angeli si sporcano le ali</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">LEWIS <em>[…] </em>corsi e ricorsi in salsa agrodolce</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">ALONSO <em>[…]</em> la pazienza del contabile</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">KIMI <em>[…] </em>vittima degli altri e carnefice di se stesso </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">RICCIARDO TERZO <em>[…] </em>un sorriso che è una garanzia</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">FAUST VETTEL  <em>[…] </em>quel che il diavolo ti vende con gli interessi si riprende</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Con stima, affetto e gratitudine, lunga vita al Circus e….</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">… e l’ultimo chiuda la porta!</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">(fm) 26 maggio 2014</span></p>
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		<title>Niente uccide quanto il silenzio (fm)</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Dec 2013 07:02:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E poi c’è uno stalker discreto e silenzioso che, se non può più beccarti a quattr’occhi, comunque non ti molla. Uno stalking difficile da dimostrare perché fatto di presenze in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.francescamontomoli.com/wp-content/uploads/2013/12/morguefile-free-photos.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1248" style="margin-right: 10px; margin-bottom: 5px;" title="OLYMPUS DIGITAL CAMERA" src="http://www.francescamontomoli.com/wp-content/uploads/2013/12/morguefile-free-photos-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>E poi c’è uno stalker discreto e silenzioso che, se non può più beccarti a quattr’occhi, comunque non ti molla. Uno stalking difficile da dimostrare perché fatto di presenze in lontananza, ma non così lontano da non essere visto. Senza telefonate, perché quelle possono essere tracciate, senza parole, perché le parole possono essere ascoltate da altri. Fatto di occhiate minacciose e immagini furtive riflesse nelle vetrine: uno stalking da telefilm, di quelli che se ne parli tutti ti prendono per visionaria. Eppure non è meno letale perché ti si attacca addosso come certi parassiti tropicali, e scava e scava, e impianta il seme della paura e della sfiducia. Una sfiducia che isola e innalza il muro di un ghetto in cui sei sola col tuo tormento: tu e lui e nessuno che ci creda. E il giorno in cui ti troveranno col laccio al collo perché non ce la facevi più nessuno se ne spiegherà la ragione e se, invece, ti troveranno in una strada o in un campo  nessuno cercherà nella direzione giusta. E troppe altre voci come la tua sgoccioleranno nelle grate dei tombini senza una risposta. Anche il silenzio ha una voce ma è troppo flebile. Ci sono ancora troppi angoli in cui nessuno si sofferma a guardare e troppi silenzi inascoltati.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Ti prego urla anche tu, urla più forte, perché niente uccide quanto il silenzio. </span></p>
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		<title>Diario di viaggio. La mia America, o giù di lì  (fm)</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Sep 2013 06:16:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[pubblicato il 21 settembre 2013 su Il Giunco.net  introduzione a cura di Simone Pazzaglia Quello che sto per raccontare non è un viaggio, né una vacanza, è un regalo per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.francescamontomoli.com/wp-content/uploads/2013/09/las-vegas.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1231" style="margin-right: 10px;" title="las vegas" src="http://www.francescamontomoli.com/wp-content/uploads/2013/09/las-vegas-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><span style="font-size: x-small;">pubblicato il 21 settembre 2013 su <a href="http://www.ilgiunco.net/2013/09/21/capo-nord-francesca-ci-porta-alla-scoperta-della-sua-america/    " target="_blank">Il Giunco.net </a><br />
introduzione a cura di Simone Pazzaglia</span></p>
<p style="text-align: justify;">Quello che sto per raccontare non è un viaggio, né una vacanza, è un regalo per il mio mezzo secolo di vita e per questo non smetterò mai di esserne grata a mio marito e ai miei figli, che per tre settimane hanno rinunciato alla mia “onnipresenza”, e a mia cognata che lo ha reso possibile proponendomi di accompagnarla a conoscere i cugini d’America.</p>
<p style="text-align: justify;">Sì, è proprio così. Io non sono una grande viaggiatrice, faccio piuttosto parte della folta schiera dei <em>viaggiatori nell’animo</em>, quelli che, seguendo le orme di Salgari, hanno usato tutti i possibili surrogati pur di nutrire i propri occhi e la propria fantasia con le meraviglie di mondi lontani. Certo oggi è più facile, ma questa ricerca minuziosa, questo allenare la mente alla scoperta, l’attitudine a non guardare nulla nella sua veste ordinaria, lascia il cuore aperto  allo stupore semplice delle piccole grandi meraviglie della vita e la volta che il viaggio (quello con V quasi maiuscola) ci capita davvero,  riusciamo a viverlo con l’intatta intensità delle grandi avventure.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-1190"></span>In fondo il mio è un diario di viaggio nell’emozione della <em>prima volta che…</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>29 ottobre.</strong> Albeggia e l’aria frizzante del primo mattino ci avvolge in un odore di terra umida ed erba appena tagliata. Ci salutiamo qui, sul cancello di casa, perché è più facile darsi un abbraccio e un bacio come se fosse un giorno normale. Invece è così strano, da quando ci siamo sposati  abbiamo sempre fatto tutto assieme e questa è la prima volta che ci separiamo per più di due giorni. Mi mancheranno, lo sento già, come io mancherò a loro, ma per me sarà più facile perché avrò tante cose da vedere, persone da conoscere e anche il solo comunicare, col mio macilento inglese, sarà un’impresa epica!</p>
<p style="text-align: justify;">Mezzogiorno. In fila al gate, pronti per l’imbarco. L’eccitazione è la stessa del primo giorno in una nuova scuola e il mio mezzo secolo regredisce rapidamente verso l’infanzia, quella con gli occhi che brillano e la bocca sempre aperta in un incontrollabile sorriso.</p>
<p style="text-align: justify;">Primo volo transoceanico. Ovviamente lato finestrino, dove prevedo di lasciare indelebile l’impronta del mio naso, nubi permettendo.</p>
<p style="text-align: justify;">Le nubi non permettono e, salvo qualche fugace abbacinante sprazzo di oceano, le prime ore passano in una deludente lotta coi vuoti d’aria nel tentativo di riempire gli schemi delle parole crociate con uno stampatello che, inevitabilmente, vira verso il geroglifico&#8230; Uffa!</p>
<p style="text-align: justify;">Poi un’ombra all’orizzonte si avvicina e il cuore inizia a fare capriole. Nemmeno il tempo di accorgersene che siamo già sopra New York!</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta di un semplice scalo per le formalità dell’Immigrazione e potremo  ammirarla solo dall’alto, ma che spettacolo!</p>
<p style="text-align: justify;">Di fronte all’agente di polizia, impeccabile e immenso nella sua divisa (ma li scelgono apposta tutti così alti?) cerco vanamente di resettare il cervello nella modalità <em>english</em> mentre mi chiede di appoggiare il dito sul rilevatore di impronte digitali e guardare la fotocamera senza sorridere. Senza sorridere? E chi ci riesce! “I’m so happy to be here!” Così ora sorride pure lui.</p>
<p style="text-align: justify;">“Ecco, sei schedata in America” commenterà in seguito mio figlio.</p>
<p style="text-align: justify;">Sì, ma con un gran sorriso!</p>
<p style="text-align: justify;">Ora è sicuro: per le prossime tre settimane avrò <em>l’aria da scema</em>, non riuscirò a porci rimedio e non me ne importa niente.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tempo fra un volo e l’altro basta appena per attraversare il JFK alla bersagliera. Mentre trotto trascinandomi dietro un trolley riottoso e anarchico non posso fare a meno di pensare che deve esserci una sorta di perfida regia dietro la scelta di gate d’imbarco tanto distanti, sicuramente da qualche parte un pool di supervisori si gode ridendo le caracollanti acrobazie di una folla che più variamente assortita non si potrebbe.</p>
<p style="text-align: justify;">E via. Sotto di noi la sera accende lampioni e finestre, parchi, giardini, campi da baseball e cortili, resi diafani dalla velatura lacera di nubi leggere, opalescenti come i veli di una bajadera. Il mosaico ordinato dei palazzi si offre allo sguardo in prospettive  capovolte che si tuffano nel terreno anziché puntare verso l’infinito e raccontano brandelli di vita che ancora si possono cogliere: una pattuglia in motocicletta, ragazzi che si rincorrono nei riflettori di un campetto di periferia. Auto parcheggiate nei vialetti. Poi un ultimo balzo e le vie sono solo scie che si diramano fuori dell’abitato come pigri tentacoli luminosi.</p>
<p style="text-align: justify;">Voliamo alla volta de La ciudad de los angeles, fuggendo la notte che avanza,  incontro all’arco infuocato di un tramonto sospeso che sembra non volersi arrendere al buio e insiste a sfumare d’indaco e d’oro, fra terra e cielo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sonno appartiene a un mondo dimenticato, come potrei privarmi di tanto splendore. Una dopo l’altra le città da quassù somigliano a silenziosi fuochi d’artificio che fioriscono in lontananza, si allargano e subito scompaiono.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho perso il conto delle ore quando ci viene incontro la marea scintillante di LA. A perdita d’occhio. Man mano che l’aeromobile perde quota, regalando contorni nitidi alla costellazione di distretti che circonda la Downtown, mi coglie un senso di rammarico, una volta a terra, tutto tornerà inevitabilmente umano, concreto, tattile. Un po’ mi dispiace.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1 novembre. </strong>Hollywood, arriviamo!!! E con noi arriva la pioggia. Quattro anni senza una goccia d’acqua (parola di Joy) e non ti va a piovere proprio  nell’unico giorno a nostra disposizione per passeggiare lungo la Walk of fame? La pioggia tarpa le ali al ricco carnet della giornata, addio visita in vettura aperta fra le ville dei divi, ma tutto sommato preferisco confondermi nel chiassoso andirivieni dei marciapiedi. Due occhi e due orecchie non bastano per raccogliere la marea di sensazioni, suoni, odori ed emozioni che ci circonda. Lascio l’ammirazione all’Hard Rock Cafè, fra un disco di platino e un anello di cipolla fritta, l’empatia al Grauman&#8217;s Chinese Theatre dove mi faccio immortalare di fronte all’impronta di Eddie Murphy (in tono con la mia innata propensione per le situazioni tragicomiche) la fantasia a Rodeo Drive fra Tiffany e Cartier, lo stupore negli Studios della Universal. Ovunque i simulacri di un Halloween appena trascorso in tutto il suo tradizionale folklore, dentro la certezza che tutto finirà troppo in fretta.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>2 novembre. </strong>Quarto giorno in America e ancora il senso di irrealtà non mi abbandona, ovunque inquadrature da telefilm, compreso il poliziotto paffuto che mangia ciambelle dentro l’auto dagli inconfondibili sportelli bianchi. Armo la fotocamera quando, con la bocca piena e il “bidone” di caffè nell’altra mano, sporge la sinistra fuori dal finestrino agitando il dito in modo eloquente e perentorio. Peccato, mi era appena balenata l’idea balzana di… lasciamo perdere.  Oggi è un gran giorno. Gita organizzata, bus gran turismo, dodici ore lungo la Interstate 15N verso il Gran Canyon West via Las Vegas, con guida… cinese?!? Eh già, in questo periodo era l’unica “gita in autobus/guida bilingue” a disposizione. Assieme a noi si aggrega anche un gruppetto di ragazze spagnole. Nessun problema, non fosse che le spiegazioni, ovviamente, sono in cinese e americano. Dopo un rapido scambio di occhiate io e una delle ragazze ci siamo alternate nel compito di alzare la mano e “Repeat please”  è diventato il tormentone del giorno. All’ottava delle nove ore di viaggio to Vegas la nostra simpatica guida si è finalmente arresa a parlare l’inglese con la lentezza adeguata alle nostre capacità di comprensione e tutto si è fatto più semplice.</p>
<p style="text-align: justify;">Devo ammettere che Las Vegas by night è da togliere il fiato, ma al sorgere del sole decade nella malinconia di una finzione scenografica esasperata, come un pierrot nottambulo e stanco della lunga kermesse, ripiegato su se stesso, frettoloso e insofferente.</p>
<p style="text-align: justify;">L’esplosione delle fontane danzanti, il fasto del Cesar Palace, del Bellagio o di Venice, brillano racchiusi in un cristallo scuro che teme la consapevolezza del giorno.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>3 novembre.</strong> Il deserto del Nevada coperto di nubi è uno spettacolo rarissimo, così ci assicura la guida. Davvero una fortuna per noi che veniamo da un luogo dove a novembre piove un giorno sì e l’altro pure! Mi guardo intorno temendo di scorgere Fantozzi compresso nel vano portaoggetti e incrocio le dita, ma questa volta, per fortuna, il deserto rivendica a gran voce il suo primato di sole  e di arsura.</p>
<p style="text-align: justify;">Gran Canyon West- Hualapai Reservation.</p>
<p style="text-align: justify;">Le distese di Yucca, i nativi che raccontano una fierezza avvilita dal presente e dal male di vivere. La polvere sottile, il vibrare delle lamiere ondulate dell’autobus della riserva. La pelle che si fa ricettacolo per espandere la capacità di assorbire sensazioni, fino ad annullare la percezione del corpo e lasciarsi permeare dall’immensità policroma che ci circonda.</p>
<p style="text-align: justify;">Memoria ancestrale, culla, protagonista e vittima delle nostre miserie, la Grande Madre dispiega le sue mirabili forme nell’abbraccio eroso del fiume e sembra urlare in faccia a questi figli ingrati e ribelli che osano percorrerla.</p>
<p style="text-align: justify;">L’elicottero descrive una secca virata, si piega e  per un attimo ho la sensazione di essere sospesa nella mirabile levità di un’illusione, racchiusa nel palmo di un sogno bambino.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi ho raccolto un pugno di sabbia rossa, il miglior ricordo che potrò mai portare con me.</p>
<p style="text-align: justify;">Quinto giorno in America, il sole tramonta dietro una mesa, l’autobus sobbalza sulla strada sterrata, con la testa appoggiata al finestrino mi lascio ipnotizzare dagli steli fioriti di Red Yucca che frangiano l’orizzonte in un bizzarro gioco di prospettive. Ombre si allungano a est mentre ad ovest le rocce si accendono. Forse una freccia trafiggerà la portiera di questa diligenza argentea e una tromba suonerà la carica. Forse sto già dormendo.</p>
<p style="text-align: justify;">Domani andremo a Malibu, dopo domani a San Juan Capistrano e dopo domani ancora… tre settimane sono così brevi e le cose da vedere così tante, non basterebbe una vita per vederle tutte…</p>
<p align="right">Francesca Montomoli</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>e poi ci sono desideri che si avverano&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Sep 2013 20:53:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Leggere se stessi sulle pagine della propria rivista del cuore è una grande emozione,  quando oltrepassare la soglia di quella Redazione e stringere la mano al Direttore e ai suoi collaboratori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.francescamontomoli.com/wp-content/uploads/2013/09/autosprint-la-fata-nel-vento-1.jpg"><img class="alignleft  wp-image-1122" style="margin-right: 10px;" title="autosprint la fata nel vento 1" src="http://www.francescamontomoli.com/wp-content/uploads/2013/09/autosprint-la-fata-nel-vento-1-225x300.jpg" alt="" width="225" height="306" /></a>Leggere se stessi sulle pagine della propria rivista del cuore è una grande emozione,  quando oltrepassare la soglia di quella<a href="http://www.francescamontomoli.com/wp-content/uploads/2013/09/autosprint-la-fata-nel-vento-22.jpg"><img class="alignright  wp-image-1125" style="margin-left: 10px; margin-top: 10px;" title="autosprint la fata nel vento 2" src="http://www.francescamontomoli.com/wp-content/uploads/2013/09/autosprint-la-fata-nel-vento-22-225x300.jpg" alt="" width="225" height="293" /></a> Redazione e stringere la mano al Direttore e ai suoi collaboratori sembrava già un privilegio!</p>
<p style="text-align: justify;">Queste due pagine, per me, sono speciali per tanti motivi, uno su tutti perché in esse si realizza la fusione delle due grandi passioni che mi animano: l&#8217;amore per la scrittura e l&#8217;amore per la Rossa di Maranello. E questo matrimonio si consuma sulla migliore ribalta che potessi desiderare (e che ho fortemente desiderato) Autosprint, che leggo da quando ero una ragazzina.</p>
<p style="text-align: justify;">Il racconto &#8220;Rossa&#8221; pubblicato nel n.35 Anno 2013 di  <a href="http://autosprint.corrieredellosport.it/2013/09/02/autosprint-digital-edition-n-35-disponibile-da-stasera/9959/" target="_blank">Autosprint &#8211; Conti Editore</a> &#8211; fa parte de &#8220;La fata nel vento&#8221; &#8211; racconti in rosso</p>
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		<title>Il fascino adamantino di Monte Carlo (fm)</title>
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		<pubDate>Fri, 24 May 2013 13:50:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Gran Premio di Monaco]]></category>
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		<description><![CDATA[Ieri pomeriggio, scomodamente seduta davanti alla tv, ho seguito anch’io la “danza delle monoposto” fra i guard rail del Principato di Monaco, sotto un sole allegro che accendeva di riflessi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.francescamontomoli.com/wp-content/uploads/2013/05/montecarlo-fascino-francesca-montomoli-615x31713.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-980" title="montecarlo-fascino-francesca-montomoli-615x317[1]" src="http://www.francescamontomoli.com/wp-content/uploads/2013/05/montecarlo-fascino-francesca-montomoli-615x31713-300x154.jpg" alt="" width="300" height="154" /></a>Ieri pomeriggio,<em> scomodamente</em> seduta davanti alla tv, ho seguito anch’io la “danza delle monoposto” fra i guard rail del Principato di Monaco, sotto un sole allegro che accendeva di riflessi guizzanti le carrozzerie multicolori delle principessine a quattro ruote.  Miracoli dell’alta definizione che regala immagini così vivide da tentare la mano e l’immaginazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Guardando quei contrasti così brillanti di case e insegne, quegli stacchi di luci e ombre, fra uno scorcio d’azzurro mediterraneo e <span id="more-976"></span>un folto di alberi che si protende a chiudere ogni visuale, avrei tanto voluto chiamarmi Jonathan Livingston per poter stendere le mie ali di gabbiano contro vento, sospesa nel fermo immagine più spettacolare e mozzafiato che un appassionato di motori possa immaginare.</p>
<p style="text-align: justify;">Non c’è altro posto al mondo che affascini quanto quel tortuoso percorso, così inusuale, quasi inadatto, che ha attratto e catturato fin da subito i gioielli dell’alta velocità con i suoi saliscendi, le sue curve cieche, i suoi spazi immutabili che si fanno sempre più angusti col progredire dell’evoluzione delle vetture, le mille insidie che si celano fra marciapiedi, strisce pedonali e tombini, strutture mobili e posticce.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fascino di un podio dove  non è il pilota ad attendere il premio, ma è il Principe ad attendere e accogliere il vincitore.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ultimo posto che sa ancora di fascino cavalleresco, dove puoi sentire più forte la presenza di chi ti ha preceduto, dove un sorpasso può diventare epico, una rimonta gloriosa e una vittoria leggendaria.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché Monte Carlo, come un diamante, è per sempre.</p>
<p><span style="font-size: x-small;">24 maggio 2013</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>pubblicato su  <a href="http://f1race.it/home/il-fascino-adamantino-di-monte-carlo" target="_blank">F1Race.it</a>  il 24 maggio 2013</p>
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