Ricardo y Carolina – Storia di una donna e di un ideale
Siamo in tanti a considerare i libri molto più che un oggetto di modeste dimensioni ma grande peso. Veicoli, specchi, portavoce, istigatori, maestri. I libri sono davvero uno strumento duttile e prezioso, direi insostituibile. Ma per molti fra noi è ancora di più: il libro è un amico, un fedele compagno di vita, quello che anche quando ti delude non lo fa invano. Quello che ti ha preso per mano durante un’infanzia esuberante e curiosa, che ha consolato le lacrime di un’adolescenza difficile e tormentata, soddisfatto la sete divoratrice di conoscenza. Il libro. Non più un oggetto ma un essere animato, provvisto cioè di quell’anima multiforme e libera di spaziare per te ovunque tu non potresti. Ma anche un aiuto, un abbraccio in cui rifugiarsi nei momenti difficili o solitari.
È in uno di questi momenti che ho letto Ricardo y Carolina (goWare Ed.) di Laura Costantini e Loredana Falcone, due persone che reputo speciali e che mi rammarico di non poter frequentare nel quotidiano, l’ho preso in mano in un momento in cui l’anima era nuda, fragile, particolarmente esigente e recettiva. E non l’ho letto, l’ho vissuto.
L’ho vissuto ed è quello che consiglio di fare a ognuno, lasciarsi spogliare dei propri panni per entrare in quelli di Carolina, abbandonarsi alla sua voglia di essere protagonista del proprio destino senza risparmiarsi, alla sua capacità di combattere, di essere anche dura, all’occorrenza, senza rinunciare a una briciola della propria femminilità. E tutto questo in un’epoca in cui alle donne era riservato, nella migliore delle ipotesi, un ruolo da comprimarie. Sempre e comunque all’ombra di un uomo, che fosse il padre, il fratello, il marito, l’istitutore o persino il promesso sposo.
C’è chi ha obbiettato che la figura di Carolina è troppo moderna, antesignana, fuori dal tessuto storico, per altro tratteggiato con l’accuratezza che contraddistingue Laura e Loredana da sempre. Fuori dal suo tempo, dunque, e pertanto poco credibile ma non è vero.
La storia, e lo sappiamo bene, da Ipazia in poi (ma anche prima) conserva traccia di donne “fuori dal tempo”, fari che hanno brillato, combattuto e pagato il proprio diritto di essere, di vivere pienamente, di conoscere e contribuire alla conoscenza, donne che non si sono accontentate, che sono uscite allo scoperto. E possiamo solo immaginare quante tracce siano andate perdute per incuria o peggio. Carolina è una di quelle donne, una donna vera al cento per cento e il suo essere frutto della fantasia delle autrici è solo un dettaglio trascurabile.
Detto questo sarebbe un errore cedere alla facile tentazione di etichettare questo romanzo e confinarlo in un genere, perché Ricardo y Carolina è una storia ricca di sfaccettature che sfugge alle classificazioni.
Il rosa della copertina, per esempio, che allude al romanticismo di una storia d’amore, potrebbe a questo punto sembrare provocatorio e non lo è perché Carolina ama, ama con la passione e il trasporto che mette in tutte le “faccende” della propria vita.
L’ambientazione ottocentesca, poi, non è solo un pretesto o un filone in cui inserirsi, l’epoca è rappresentata compiutamente nei dettagli e nelle consuetudini e fa emergere un affresco storico a tinte vivaci e pennellate decise, pregevole e non omologato.
Per questo e molto altro, vi assicuro, Ricardo y Carolina è un libro in grado di soddisfare le aspettative dei palati più fini e di un pubblico vasto ed eterogeneo che gli darà senza dubbio il risalto e il seguito che merita.
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L’ -ouverture- che Francesca Montomoli offre all’opera “Ricardo y Carolina”, è impiego di più strumenti a orchestrare una melodia che si palesa affascinante e coinvolgente. Se è già affascinante la porta che apre al Racconto, ugualmente lo sarà, in sicuro valore letterario, di crescita, di compartecipazione, “Ricardo y Carolina” come la prefattrice elegantemente anticipa. Un libro, dunque, da cui farsi rapire.